Questo sito utilizza i cookie che ci aiutano ad erogare servizi di qualità. Utilizzando i nostri servizi acconsenti all'uso dei cookie.

Sito web dedicato ai Professionisti 

  • Home
  • BLOG
  • Il più grande architetto del paesaggio del novecento: Pietro Porcinai

Il più grande architetto del paesaggio del novecento: Pietro Porcinai

“La nostra sopravvivenza è legata al paesaggio. Dobbiamo fare in modo che i nuovi paesaggi tornino ad essere formati come furono quelli di Firenze antica, di Venezia antica, di Siena antica, ecc. Il paesaggio riflette sempre, infatti, la qualità di un ordinamento sociale ed infatti la società che non ha rispetto per la natura terrestre non ha nemmeno rispetto per la natura umana.”. (Pietro Porcinai “Proposta per la creazione di un Istituto internazionale di studi universitari per l’architettura del Giardino e del Paesaggio inedito”, p.5, 1968.)

Pietro Porcinai è stato senza dubbio il più grande paesaggista italiano del ‘900, progettando e realizzando i più disparati assetti paesaggistici: parchi urbani, giardini privati, aree agricole, autostrade, aree industriali, villaggi turistici, e i cosiddetti “giardini-paesaggio” nei quali l’impressione è che l’uomo non abbia realizzato niente.

Nato a Settignano nel 1910, crebbe a Villa Gamberaia, dove il padre lavorava come capo giardiniere. Qui, in un clima familiare ma al contempo ricco di stimoli (Firenze era vicina, e c’era un gran fermento culturale grazie alla presenza di intellettuali e artisti provenienti da tutta Europa) ebbe la possibilità di apprendere le basi della cura e dell’arte dei giardini, con lo sguardo rivolto alla tradizione, in un momento storico nel quale si assisteva alla forte riaffermazione dell’idea del giardino rinascimentale e barocco.

Dopo aver conseguito diploma di perito agrario lavorò in Belgio e in Germania, poi a Firenze presso l'Istituto di Agraria di Firenze (1932), e a Pistoia insieme ad importanti vivaistiFuori dall’Italia ebbe la possibilità di conoscere e confrontarsi con i più importanti architetti europei del giardino (Fritz Enchke, Karl Foerster, Gustav Luttge, Russel Page, Geoffrey Jellicoe, René Pechère, Gerda Gollwitzer).

Intorno agli anni ’40, dopo aver iniziato una collaborazione con la rivista “Domus”, fondò a Firenze con Nello Baroni e  Maurizio Tempestini, uno studio che fu da subito centro di riferimento della vita culturale fiorentina, frequentato da importanti personaggi dell’imprenditoria che saranno suoi committenti per tutta la sua vita lavorativa. Con i colleghi di studio fondò poi la OP “Organizzazione professionisti per la sintesi nel lavoro” nuovo e più grande studio associato, che si aprì a nuovi professionisti in tutta la nazione e che verrà sciolta nel 1954.

A partire dal 1949, negli anni della sua maturità lavorativa, ebbe modo di fare numerose esperienze internazionali, come il progetto delle aree verdi al quartiere Hansaviertel di Berlino (1956); la consulenza per Abu Simbel (1963); il progetto per la sistemazione esterna del Centro Pompidou (1973); il progetto dei parchi delle città dell'Arabia Saudita (1975–1976); il concorso per Abidjan (1979) ed il concorso per il Parco de La Villette (1982).

Molto attento alla salvaguardia del paesaggio e del patrimonio naturale, investì profondo impegno ed energie affinché nelle scuole italiane vi fosse spazio per l’insegnamento del verde; dette vita insieme a pochi altri alla Associazione italiana Architetti del giardino e del paesaggio, tentò di organizzare un centro educativo a Villa Rondinelli a Fiesole che sarebbe dovuto diventare luogo di studio e incontro internazionale ma non dispose di sufficienti aiuti per portare a compimento l’idea, in parte poi ripresa nelle università italiane, dove fu inserito l’insegnamento “architettura del paesaggio”.

Realizzò migliaia di progetti, nonché pubblicazioni e ricevette numerosissimi premi, mantenendo sempre l’attenzione di fondo per la conservazione del territorio, l’equilibrio tra l’intervento umano e la natura circostante, la scelta delle migliori specie di piante ed una costante ricerca di connubio tra tradizione e modernità.

 

Bibliografia:

www.pietroporcinai.it

www.grandigiardini.it

innocenti e mangoni, vivaio, architettura del paesaggio, vivaio pistoia, pietro porcinai